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copertina di Commentario del Codice Deontologico per Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

Commentario del Codice Deontologico per Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

di Di Bella - Paganini - Pasini - Tavani  • 2026  • dettagli prodotto

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Pubblicazione prevista per Giugno 2026

DESCRIZIONE

Il tempo della malattia pone domande di senso a tutti gli attori coinvolti nella cura.
Nessuno può chiamarsi fuori; la domanda resta, anche se si possono mettere in atto una serie di modalità per ignorarla. Perché quell’esperienza ci interpella. Prima di sapere cosa fare, prima di ipotizzare una risposta, veniamo chiamati in causa dalla vita. Ci viene rivolto un appello.
Avvertiamo delle emozioni, si agitano affetti. Le emozioni – lo dice la parola stessa – muovono ad agire. L’esperienza, il nostro vissuto ci ingiunge: Prenditi cura di me! Non abbandonarmi!
Per cui – spesso non ci pensiamo – il bene da tutelare “prenditi cura di me!” viene alla nostra consapevolezza per il tramite delle emozioni.
Tu non sai cosa sia bene se non lasciandoti interrogare dalla vita. Di più: è necessario obbedire alla vita!È come se io fossi preceduto da ciò vivo: prima di dare ricevo.
L’ingiunzione – perché così la avvertiamo, quasi fosse un ordine – è necessariamente astratta, non ha forma.L’appello che il paziente mi rivolge esige una nostra risposta: tu come rispondi? La risposta non può fermarsi all’emotività, pur se questa è il punto di partenza; altrimenti si finisce in un emotivismo che scambia il benessere con il bene. Il compito non è di fare ciò che si vuole in una infinita indeterminatezza, ma di volere ciò che si fa. Perché la risposta deve essere la mia risposta.
Devo riconoscere che rispondendo decide di me stesso. Non ci sono io e poi il mio agire; sono io che agisco e nel mio gesto mi espongo, decido che forma dare alla cura e di conseguenza alla mia persona. L’agire dice il mio essere, non lo deduce; è nell’azione che riconosco chi sono.
Solo l’azione dice veramente se voglio prendermi cura dell’altro, quale sia la mia reale intenzione. Nel modo in cui mi prendo cura dell’altro – la mia risposta al suo appello – io mi prendo cura di me stesso. Perciò se l’appello del malato è rivolto a me e io solo rispondendo mostro chi sono, ne consegue che io sono affidato a me stesso; è questo il significato proprio di responsabilità. Non ci sei tu e poi le tue azioni; ci sei tu nelle tue azioni.Gli altri, il mondo intero è affidato a me stesso, così come io sono affidato a loro.
Questo è il profilo etico della vita quotidiana.
Se questo dice il profilo etico della vita quotidiana – l’essere affidato a sé stesso – possiamo avvertire il nesso con la scelta professionale. Si sceglie di fare una professione di cura perché si è avvertito, guardando e osservando chi la svolgeva o interrogati da una vicenda personale, un appello che ci ha chiamato in causa.
La professione è la determinazione pratica attraverso cui, rispondendo all’appello che la vita mi rivolge, manifesto, rendo univoco quell’appello, impegnandomi e realizzandomi. Lo faccio in un modo in cui solo io posso farlo, così come tutti gli altri miei colleghi lo fanno a modo loro.
E poiché ciascuno traduce singolarmente la stessa attività, questa attività diventa patrimonio comune. Se ciascuno è affidato a stesso, possiamo affermare che la professione è affidata a ciascuno dei suoi componenti.
La scelta professionale diventa, quindi, nella mia risposta libera, la modalità per unificare e integrare l’identità di ciascuno. La professione non è un semplice fare, ma un agire in cui metto in gioco la mia identità e al contempo concorro a plasmare l’identità della professione.
La vita professionale spesso mette alla prova la nostra identità; a volte facciamo fatica a ritrovare il significato e i motivi per cui abbiamo impegnato la nostra esistenza.
In questi momenti occorre un ritorno riflessivo su di sé e in sé, ovvero interiorizzare il vissuto, custodendo le sue contraddizioni, imparando a fare silenzio, perché esso generi parole e gesti buoni, degni di quell’appello che all’inizio ci ha mossi e a cui, attraversando le difficoltà, vogliamo rimanere fedeli.
E lo scarto che avvertiamo tra ciò che vorremmo realizzare e ciò che possiamo realizzare deve da un lato renderci edotti dei nostri limiti: il nostro gesto di cura manifesta pienamente cosa sia prendersi cura, ma non esaurisce il significato di cura. Dall’altro lo scarto non deve diventare, come spesso accade, motivo per incolpare gli altri, quasi fossero loro la ragione dei nostri limiti, ma ragione per agire con e per gli altri, così da rendere migliore la vita di ciascuno e di tutti.Queste le riflessioni che, in dialogo con gli autori di questo volume e nella speranza di aver colto il loro intendimento, vorrei consegnare a coloro che si apprestano a leggerlo.

Promo Legge 13 febbraio 2020, n. 15 art. 8 comma 3-bis o articolo pari al nuovo.

DETTAGLI PRODOTTO  torna su

ISBN: 9788829936687

Titolo: Commentario del Codice Deontologico per Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

Autori:

Editore: Piccin

Volume: Unico

Edizione: 2026

Lingua: Italiano

Finitura: Copertina flessibile

Pagine: 160

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